9 dicembre 2006

Liberi pensieri sul campionato europeo

I recenti campionati europei EWF di wushu svoltisi in Italia e gli eventi che li hanno accompagnati meritano qualche riflessione. Dal punto di vista organizzativo, bello e funzionale il palazzetto che ha soddisfatto gli atleti più dell’aspetto invernale della città di Lignano e dell’alimentazione, nonchè del campo di gara risultato ottimo per l’acrobatica in caduta ma meno funzionale per le tecniche di equilibrio.

Dal punto di vista tecnico, il quinto posto conseguito dall’Italia è un segnale che il wushu è cresciuto più velocemente in altri paesi, quelli che qualche anno fa erano alle spalle dell’Italia; è possibile che l’evoluzione del wushu, che soprattutto in Asia sta estremizzando le tecniche acrobatiche, porterà ad un numero sempre minore di atleti che lo possano praticare a livello internazionale. Questo costringerà inevitabilmente ad un ripensamento relativamente ai circuiti agonistici, in cui il tradizionale ed il moderno eseguiti ad un livello più accessibile avranno sempre più spazio.

Dal punto di vista politico il 21 a 7 rifilato dal belga Raymond Smith all’italiano Giuseppe Falconi, da più parti indicato come favorito, nelle elezioni per la nomina del presidente della Federazione Europea induce a pensare che la volontà di portare Falconi alla presidenza EWF era più italiana che europea: quali porte avrebbe potuto aprire per tecnici, arbitri, atleti o dirigenti italiani questa eventualità non è dato a sapere, ma è ragionevole pensare che ad avvantaggiarsene non sarebbero state personalità nuove. Se l’esito delle elezioni continentali comporterà qualche rimpasto dirigenziale nella federazione italiana è da ritenere che questo partirà dal palazzo in quanto le società, a torto o a ragione, sono più attente a non incorrere in spiacevoli situazioni piuttosto che a spingere in direzione della sostituzione di questo o quel dirigente. E se un rimpasto prima o poi ci fosse, è auspicabile una figura istituzionale autorevole, garante istituzionale super partes, disponibile a dialogare anche con le altre organizzazioni nazionali per guidare l’unificazione del wushu sotto un’unica sigla. Altrettanto importante sarà l’assunzione ad interim della presidenza dei Comitati Regionali in cui la maggior parte delle società sono al di fuori della federazione ufficiale in quanto non si sentono rappresentate dall’attuale delegato; a tale proposito sarebbe determinante saper dare spazio a tutte le componenti evitando di far lavorare gomito a gomito realtà al momento inconciliabili, almeno fino a quando alcuni rapporti deterioratisi al limite dell’insanabilità nel corso degli ultimi sei anni di governo non siano sveleniti. Le alternative sono due, una non realistica e una non auspicabile: la prima è che l’attuale dirigenza rimanga al potere ininterrottamente e con essa dei delegati regionali nominati per imporre sul territorio una linea univoca; considerato che nemmeno il Sacro Romano Impero si è perpetrato ininterrottamente, non è da ritenere realistico che lo possa fare la dirigenza di una delle più piccole federazioni italiane. La seconda è che all’attuale dirigenza centrale e quindi anche locale se ne sostituisca una composta da persone finora non adeguatamente valorizzate in quanto tenute ai margini dei processi decisionali, se non addirittura estromesse, che potrebbero covare del risentimento nei confronti dei componenti dell’ex maggioranza, con prevedibili deleterie conseguenze per tutto il movimento del wushu italiano.